Vivere la Suite Oriani, vivere una parte della storia di Roma

La storia della Suite Oriani e della Villa che la ospita è indissolubilmente legata al quartiere di Roma su cui insiste, chiamato "Parioli". Quest'area della Capitale, tra Villa Borghese, Vill’Ada e la più grande ansa del Tevere, deve il suo nome al colle su cui sorge, che già nel Medio Evo era detto "Peraiolo", poiché era una zona in cui abbondavano le coltivazione dell'albero della Pera. Le prime abitazioni furono costruite attorno al 1890 in armonia con lo stile che si andava diffondendo nell'intera Europa: l'Art Nouveau, che in Italia fu ben reinterpretato dallo stile Liberty. Il verde del quartiere e l'eleganza delle sue ville fecero si che quest'area divenisse nel tempo la più esclusiva di Roma, attirando gente del cinema, del teatro, dell' industria, dell'alta finanza e della diplomazia. Nel 1960 prendere un aperitivo all'Euclide o in Viale dei Parioli era più chic rispetto all'Harris Bar di Via Veneto.

La villa fu costruita dall’Architetto Furino nel 1929, su committenza di un ricco petroliere del Texas che s'innamorò della zona e che decise di vivere tra queste raffinate mura fino al 1950. Le linee curve ed ondulate, spesso definite con l'espressione francese "coup de fouet" – colpo di frusta – ispirate alle forme sinuose del mondo vegetale e combinate ad elementi di fantasia, furono i caratteri dominanti della sua realizzazione. L’architetto decise di cingere la villa con un cordone di preziosi affreschi raffiguranti dei cavalli alati – immagine molto in voga nell’Art Decò, cugina d’oltralpe dello stile Liberty ma dagli stilemi più forti – chiamando per la realizzazione Duilio Cambellotti, decoratore dell'epoca fascista che tra le sue produzioni più rilevanti annovera delle effigi sull’Altare della Patria di Piazza Venezia. L'affresco, appena ristrutturato, è protetto dalle Belle Arti.

Dopo il tempo della ricca abitazione privata, l'attuale spazio della Suite Oriani fu concesso dapprima all'ambasciata del Sud Africa – la cui sede è dirimpettaia alla villa – che ne fece l’ufficio consolare per il rilascio dei visti d’ingresso nel Paese, poi ad un ufficio della Confindustria, l'Associazione delle Industrie Dolciarie Italiane. La cassa di risonanza rappresentata dal Giubileo dell'anno 2000 per Roma, e il cambiamento culturale con l'avvento della rete, fecero ritenere ai proprietari che i tempi fossero maturi per aprire le porte ai forestieri visitatori degli splendori della Città Eterna. Nella realizzazione del progetto fu mantenuta la forte identità con lo stile della villa. Tutti gli spazi hanno infatti matrice comune: l’ingresso si caratterizza per la presenza di un arazzo di Erulo Eruli – artista di fine ‘800 che svolgeva la sua attività in un palazzetto in Via del Babuino, dove oggi si restaurano i suoi arazzi – applique ed un quadro specchiato dei primi del ‘900 in tipico stile liberty. Il parquet, dell’epoca, è originale e mai sostituito. Le abitazioni preservano elementi propri dello stile: stucchi in gesso originali a soffitto, mobili in stile “Biedermaier” degli anni ’20, quadri floreali di famosi acquarellisti francesi degli anni ’30. Gli spazi esterni richiamano la ricercatezza delle curve dei giardini d’inverno tipico delle orangerie delle ville degli anni ’20 francesi.

Per queste ragioni, vivere la Suite Oriani è vivere una parte della storia di Roma.

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